“Il mio tiro non arrivava a colpire il bersaglio”.
Questo mi spinse a chiedere al Maestro perchè non ci avesse ancora spiegato come si mira. Ci deve pur essere, supponevo, un rapporto fra bersaglio e punta della freccia, e così un modo di mirare che renda possibile far centro
“naturalmente c’è”, rispose il maestro “e lei potrà trovare facilmente l’impostazione adatta. Ma se anche poi ogni suo tiro colpisce il bersaglio lei non sarebe che un virtuoso dell’arco che può esibirsi. Per l’ambizioso, che conta quante volte fa centro,il bersaglio non è che un povero pezzo di carta che egli fa a pezzi. La “Grande Dottrina” del tiro con l’arco considera questo pura stregoneria. Essa non sa nulla di un bersaglio che è piantato a una certa distanza dall’arciere. Conosce solo la meta, che non si raggiunge in alcun modo tecnicamente, e chiama questa meta, se pur la nomina, Budda.” (E. Herrigel, Lo ZEN e il tiro con l’arco).
Confronta l’opinione del Maestro di Herrigel Kenzo Awa con l’approccio da baraccone degli arcieri coreani……
medita il TAO……………


grazie. Efficacissimo esempio di fenomeno di “assenza d’arte”..
ti lascio un link..per gli occidentali..
http://framesofmind.wordpress.com/2007/01/16/intelligenza-emotiva-la-differenza-tra-un-grande-leader-ed-uno-che-sta-nella-media/
buona vita
titti