Un giorno papà venne a dirmi: “ho qualcosa da farti vedere, ragazzo mio”. Capii subito, dal tono di malcelato trionfo della sua voce, che si avvicinavano guai grossi. Lo seguii addentrandomi con lui nella foresta, e dopo una lunga camminata sbucammo in una radura. “Ecco il mio piccolo laboratorio” e mi indicò con orgoglio tante cataste ordinate di bastoni tagliati a lunghezza variabile tra un metro e un metro e mezzo, tutti scrupolosamente etichettati con le foglie dell’albero da cui provenivano e disposti in file diritte. “E’ stato un lavoro lunghissimo” spiegò papà. “Ho cominciato, come vedi, con il sommacco, poi ho continuato con olivo, podocarpo, mangrovia, sandalo, jacaranda, afrormosia e ngulu. Ho provato perfino con ebano, mogano e tek. Ma solo quando sono giunto al legno di tasso mi è parso di avere in mano un’essenza davvero promettente. Allora mi sono concentrato su questo: tutti i bastoni che vedi lì sono di tasso. Se è troppo verde non ha elasticità, se è secco si spezza: è indispensabile tagliarlo al momento giusto, e poi con la stagionatura migliora. Quanto alla corda, ho provato tutte le soluzioni possibili e immaginabili, e mi risulta che la migliore si ottiene impiegando tendini di elefante, quelli degli arti, beninteso. Per i dardi va bene qualunque buon legno dritto e leggero, come il sandalo, ad esempio. Evita le essenze pesanti, che danno maggiore penetrazione ma riducono indebitamente la gittata”.
“Ma di che diavolo stai parlando?” gli domandai, dopo un bel pò che andava avanti.
“Del tiro con l’arco” rispose lui, con semplicità. “Al di là delle bolas o della zagaglia non c’è dubbio che l’arma definitiva è questa. Vuoi vedere?”.
E così dicendo, papà impugnò il primo arco mai costruito al mondo. Era un aggeggio rudimentale, non più lungo di un metro e venti, più curvo da una parte che dall’altra, qua e là ancora coperto di corteccia non raschiata, con una corda fin troppo lasca: ma funzionava! Papà incoccò un prototipo di freccia, tese e scoccò. Il proiettile schizzò via per andare a cadere una trentina di metri più in là. “So fare anche meglio di così” disse papà, gongolando del mio sbigottimento. “La corda si è un pò allentata. Adesso prova tu”.
(Dialogo fra Ernest e suo padre circa la scoperta del tiro con l’arco nel bellissimo libro “Il più grande uomo scimmia del pleistocene” di roy Lewis, Adelphi)
Lettura assolutamente obbligatoria sia per il neofita che per il cultore, soprattutto per le conclusioni….


Carino questo stralcio di un’ipotetica ancestrale scoperta fantastica del tiro con l’arco.
Sarebbe bello osservare come si è sviluppata la cultura arcieristica durante la storia,ammettendo appunto la mia ignoranza in materia,ma anche il fatto che se non erro l’arco ha incominciato ad essere impiegato per scopi bellici solo dall’alto Medioevo (ricordo che i Greci aborrivano l’uso di cotale srtumento,definito vigliacco;al loro tempo lo usavano solo popolazioni orientali).