Feeds:
Articoli
Commenti

L’uomo superiore….

dojo

Lieh-tzu tirava d’arco davanti a Pai-hunn. Il braccio con cui teneva l’arco era così fermo, che, avendo fissato una tazza piena d’acqua al gomito sinistro, quando scoccava la freccia, l’acqua non si rovesciava.

La mano destra era così pronta, che, appena lanciata una freccia, era già in posizione la seguente. In tutto questo tempo, poi, il corpo restava rigido come quello di una statua. (modello del tiro manierato, di scuola classica)…

“Questo” disse Pai-hunn (il Taoista) “è un tiro da tiratore, d’un uomo che vuol tirare, di un uomo che sa che sta tirando (artificiale, non naturale). Venite con me su qualche altura, sul bordo di un precipizio, e vedremo che cosa resterà dei vostri (bei) gesti”.

Insieme andarono su un’alta montagna, sul bordo di un profondo precipizio, cento volte l’altezza di un uomo. Pai-hunn si piazzò sull’orlo dell’abisso, con i talloni che sporgevano nel vuoto. Appoggiato solo sulla punta dei piedi, fece un inchino a Lieh-tzu, e lo invitò a prender posizione al suo fianco. Ma la vertigine aveva già fatto cadere quest’ultimo a quattro gambe, con il sudore che gli colava fino ai talloni. Pai-hunn gli disse:

” L’uomo superiore porta il suo sguardo fin nel fondo dell’azzurro celeste, nelle profondità degli abissi terrestri, all’estremità dell’orizzonte, senza che i suoi spiriti vitali siano minimamente scossi.

Chi non si trova in queste condizioni non è un uomo superiore. Dagli occhi che avete, mi sembrate soffrire di vertigini”.

[Preso da "Chuang-tzu, I padri del taoismo, Luni editrice Milano]

_____________________________________________
Credits: la foto è per la cortesia di James Hart che l’ha pubblicata su flickr.com comearc CC

« Articoli più recenti - Articoli precedenti »